Il punto focale della mia ricerca artistica è lo sguardo: il luogo in cui la materia lascia spazio all’anima.
Attraverso il ritratto esploro il confine tra ciò che appare e ciò che rimane nascosto. Il volto non è per me una semplice superficie da riprodurre, ma uno spazio in cui convivono memoria, emozione, fragilità e identità.
La scelta del bianco e nero nasce dal desiderio di eliminare ogni elemento superfluo e concentrarmi sull’essenza. Il contrasto tra luce e ombra diventa un linguaggio attraverso cui raccontare la complessità dell’essere umano: le sue sfumature, le sue contraddizioni, la sua profondità.


La grafite e il carboncino sono gli strumenti attraverso cui costruisco un dialogo tra precisione tecnica e sensibilità emotiva. Ogni dettaglio, ogni transizione luminosa, ogni segno sul foglio non rappresenta soltanto una ricerca formale, ma un tentativo di restituire presenza e significato.
Il mio lavoro nasce dall’incontro tra cuore e mente: tra la razionalità della tecnica e l’intuizione dell’emozione. Ogni opera diventa così un invito a fermarsi, osservare e riconoscere, dietro un’immagine, una storia.
Credo che un ritratto possa diventare un ponte tra artista e osservatore: un luogo silenzioso in cui uno sguardo può ancora comunicare, anche senza parole.